Intervista con Massimo D'Alema (en Italiano): Conversations with History; Institute of International Studies, UC Berkeley
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Quale sono le virtù importanti per fare la politica in modo buono?
In Italia, anche la pazienza ... la pazienza. La capacità di sopportare gli altri che comporta un certo interessa verso gli altri. Credo che l'uomo politico debba avere due fondamentali qualità; visione del futuro, una ragionevole capacità di vedere il futuro, di prevedere il futuro, e una certa dosa d'altruismo, cioè d'attenzione agli altri, non soltanto agli altri presenti ma anche verso le generazioni future -- sono interesse delle generazioni future ... Questo ci vuole l'uomo politico: una certa visione del futuro e una interessa verso gli altri (i cattolici direbbero "amore" verso gli altri, ma questa è una parola che trovo eccessiva).
Come capo del Partito Comunista, Lei aveva bisogno raccogliere tutte queste virtù insieme per compiere suo compito, cioè, di guidare la Sinistra, per creare un nuovo partito e guidarlo al nuovo millennio. Come si sono realizzati questi compiti?
Innanzi tutto, bisogna dire che il partito comunista italiano è stato un partito molto particolare; anche un partito comunista molto particolare perché è un partito che ha avuto una forte cultura democratica che è diverso da altri partiti comunisti. Il partito comunista italiano è stata una gran partita, una grande scuola di politica, non solo perché si studiava -- c'era una vera e propria scuola, diciamo -- ma perché nella struttura del partito, quest'attività pedagogica, questa intenzione formativa, era molto forte. Quindi, bisogna considerare, a punto, l'originalità anche culturale del comunismo italiano che è molto legato al pensiero di Gramaci, al pensiero di Togliatti, diciamo, ad una corrente eterodossa del comunismo eretico, un comunismo eretico. La trasformazione del partito di fronte alla crisi del comunismo, della caduta del muro di Berlino, fu un atto di grande coraggio. Fu uno di quei momenti in cui la visione del futuro fu fondamentale. Fu un atto di grande coraggio e fu vissuto di molti militanti come una necessita, ma anche come un motivo di sofferenza, un distacco dalla loro esperienza passata.
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