Intervista con Massimo D'Alema (en Italiano): Conversations with History; Institute of International Studies, UC Berkeley

L'Italia, L'Europa e La Sinistra: Conversazione con Massimo D'Alema, Primo 
  Ministro d'Italia , (da ottobre, 1998 ad aprile, 2000). Presidente del Partito 
  Democratico della Sinistra, e Presidente della Fondazione di culturale e politica, 
  Italiani-Europei; 6/11/02 con Harry Kreisler

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La Sinistra in Europa

Allora, aveva bisogno definire una serie di compiti particolari per dare una nuova identità al partito?

In parte questa nuova identità del partito era contenuta nella nostra storia. Noi abbiamo liberato dalla gabbia ideologica i contenuti della nostra politica. Ecco perché la trasformazione di un partito non è mai qualcosa che non abbia delle radici. Il partito si è trasformato a partire dalla sua esperienza storica concreta che già era qualcosa di diverso rispetto la tradizione comunista più ortodossa. Poi, certo questa trasformazione è stata un processo difficile anche perché l'avvicinamento al movimento socialista europeo è stata la direzione della nuova identità e avvenuta in un momento di crisi dello stesso movimento socialista europeo.

Quella crisi in particolare, in Italia, era collegata agli impassi, alle paralisi, ed alle sclerosi del Partito Socialista che dominava la scena politica in Italia? Intendo dire le sclerosi della Democrazia Cristiana e la sua corruzione.

Sì. Sì, cioè senza dubbio. In Italia c'è stata una generale crisi del sistema politico. Per una ragione o per l'altra, tutti i partiti che hanno caratterizzato la storia della nostra Repubblica fino al 1990, oggi, non esistono più. Non esiste più la Democrazia Cristiana. Non esiste piu il Partito Socialista. Non esiste più il Partito Comunista. Tutto si è trasformato sotto l'onda di una drammatica crisi interna, a punto per la corruzione, per la sclerosi dei partiti del governo, e internazionale, per la caduta del movimento comunista, però, mi riferisco anche al fatto che il socialismo europeo, non solo in Italia, in questi anni ha conosciuto nuovi problemi, nuove sfide, anche una certa crisi del modello social democratico -- questo è un fenomeno che riguarda l'intera Europa, non tanto l'Italia.

In una certa maniera, questa è un problema che continuammo ad affrontare perché la Sinistra, anche in questo periodo, sembra soffrire da un malessere, un'inabilità di formare una visione per il futuro e agire secondo quella visione. È giusta quest'interpretazione?

È la politica in generale, non è soltanto la Sinistra, che in questo momento non ha una visione del futuro. Questo è un problema della politica perché in questi anni si è diffusa la convinzione che l'economia fosse trainante e che la politica avesse soltanto il compito di eseguire i compiti che l'economia l'assegna. Invece, è stata una perdita di visione del futuro da parte della politica in generale. È chiaro che la Sinistra ha sofferto di più in questo perché la Sinistra in particolare bisogna di visione del futuro, e quindi, la Sinistra ha gestito questo aggiustamento economico in Europa, ma non è riuscita a dare a punto al suo progetto anche il fascino, la capacità d'attrazione, diciamo, di un progetto politico volto al futuro. Lì quindi è esaurita la funzione e il ciclo della Sinistra e credo che noi dobbiamo oggi ricostruire un progetto della Sinistra europea -- questa esigenza è fortissima.

Lei suggerisce due cose. Il primo è che per risolvere alcuni dei problemi d'oggi è necessario muovere in un'arena diversa -- cioè, entrare nell'Unione Europee ... e questo e diventato un componente assai importante per ogni agenda politica che vuole avere successo nel futuro. Come mai è cosi?

Io credo che singoli stati nazionali, anche stati potenti, come sono l'Europa dei stati europei, non sono oggi in grado di affrontare le sfide del mondo contemporanea e l'Europa rischia di declinare, di non avere un peso sufficiente negli equilibri mondiali, di vedere messo in discussione suo modello sociale, e persino le diverse identità culturale del Europa. Se noi vogliamo evitare un declino dell'Europa, dobbiamo dare vita ad un potere politico sovvranazionale che sia in grado anche di dare agli europei l'orgoglio di contare nel mondo d'oggi. Penso anche ad una visione dell'Europa, come attore globale sulla scena mondiale. in grado di essere partner più autorevole degli Stati Uniti e di fare contare i valori europei -- sono i valori della democrazia, della pace, della libertà individuale, ma anche della giustizia sociale della solidarietà nella costruzione di un nuovo ordine mondiale.

Prima, Lei ha proposto che il fallimento particolare della Sinistra era di mobilizzare l'opinione pubblica per capire quella realtà--la realtà delle opportunità che esistono in Europa. Secondo Lei, perché questo fallimento?

Perché la Sinistra è rimasta troppo prigioniera della sua visione tradizionale, che è stata quella dell'esperienza nazionale del Welfare State. Il Welfare State è stato un'esperienza nazionale che ha condizionato diverse forze di Sinistra in Europa e la Sinistra è rimasta prigioniera di questa visione molto nobile, molto importante, ma del passato, e non ha avuto la forza di liberarsi di questi vincoli di tipo nazionalistico. Siamo un po' rimasti a metà del camino. Abbiamo fatto una moneta unica ma non siamo riusciti a creare le condizioni di una più forte unità politica.

Se i partiti nazionali riuscissero ad amplificare la visione dei elettori dei propri paesi, chi sono i gruppi che dovrebbero essere portati a questa visione d'Europa? La Sinistra dove troverà i voti nel futuro?

Io credo, innanzi tutto, che la Sinistra debba guadagnare il consenso delle giovani generazioni. Se noi, oggi, guardiamo la struttura elettorale in Europa, la Sinistra appare in difficoltà nelle generazioni più giovani. Ha fatto, secondo me, questo, che persino più importanti degli aspetti sociali, anche se chiaramente dobbiamo pensare ad una rappresentanza sociale che sappia abbracciare una parte della nuova classe media europea, ma io metto molto l'accento sull'aspetto relativo alle generazioni. Le generazioni più giovani in questo momento guardano in prevalenza a destra. Questo è la preoccupazione più grande che dobbiamo avere perché questa è la prova della mancanza di visione del futuro, diciamo, oggi nella politica della Sinistra.

È vero che i giovani votano per la Destra perché credono che voi proteggiate gli interessi dei gruppi sociali, quelli vecchi sostenitori della Sinistra, che secondo loro, hanno interessi incompatibili con i loro?

In parte, è cosi. In parte, i più giovani hanno l'impressione che una certa deregulation sociale possa favorire loro interessi rispetto agli interessi più organizzati, piu tradizionali. In parte, la Destra offre una prospettiva distorta ma forte d'affermazione d'identità. Oggi, le diverse Destre europee hanno una forte caratterizzazione nazionalistica, localistica, che in modo a volta è, diciamo, distorto. Tuttavia si presentano come una forte identità con un richiamo forte alle radici, con un richiamo forte alla partenenza, la comunità, la terra, il sangue -- che sono valori forti rispetto il quale la Sinistra appare invece portatrice di valori deboli: la buon'amministrazione, l'equilibrio sociale, la pace sociale, che appaiono valori deboli. Io credo che questo è un problema, forse, più serio.

Quando Lei ha presentato la conferenza sulla Terza Via, aveva ospitato, tra altri, il Presidente Clinton. Nei suoi commenti, Lei ha discusso le cose che possono imparare da se stessi, i leader progressivi da tutto il mondo. Secondo Lei, che cosa possono imparare gli Stati Uniti da Europa e l'esperienza d'Europa, e poi, che cosa può imparare l'Europa dagli Stati Uniti?

Io credo che gli Stati Uniti possano imparare dall'Europa che le crisi internazionali dell'epoca che viviamo, debbono essere affrontate prima con la politica e dopo con l'uso della forza se è proprio necessario. E Cioè, che oggi, il mondo ha bisogno di politica, e l'Europa ha una gran tradizione politica. L'Europa invece dagli Stati Uniti, deve imparare ad essere un po' meno machiavellic, e a fare la sua politica estera sulla base di principi chiari. L'Europa tende a privilegiare troppo la diplomazia anche quando ci si trova di fronte alla dittatura e la negazione dei diritti umani. E gli Stati Uniti invece hanno un'idea della politica come politica di potenza. Io credo che oggi la globalizzazione abbia bisogno di un mix tra la fermezza americana, quando è necessaria, e la tradizione europea della diplomazia della politica.

Ricordarsi della Sua formazione in filosofia, che cos'è il bilancio giusto tra la teoria e la pratica nei suoi tentativi a guidare gli elettori alla nuova epoca?

Innanzi tutto ci sono delle teorie che mettono in primo piano la pratica, quindi dipende. Secondo me, si deve scegliere la teoria giusta. Questo è il problema. Io considero il pensiero filosofico come una sorta di borsa d'attrezzi, come la cassetta degli attrezzi. L'importante è prendere l'attrezzo giusto, quello che si adatta la vita che bisogno astringere. Il pensiero filosofico ci offre degli strumenti e l'importante è sapere prendere lo strumento adeguato per affrontare il problema concreto che abbiamo di fronte.

Mentre l'Europa e l'Italia si uniscono in una soluzione in comune per affrontare la globalizzazione, devono, allo stesso tempo, cercare di mantenere i loro impegni alla giustizia sociale e alla democrazia. Sarebbe possibile che nuovi strumenti potessero sviluppare nuove formule politiche per rendere possibile una globalizzazione democratica?

Io penso che un'unità dell'Europa può avere un peso importante. Non è sufficiente, ma un'Europa unita e forte può contribuire a caratterizzare la globalizzazione sulla base di valori condivisi. Io considero che la globalizzazione è un fatto positivo, non negativo. Non faccio parte del movimento "No Global", però penso che porti con sé grandi contraddizioni -- riduccia gli spazi della democrazia, mette in cause le diverse identità, produce disuguaglianze. Noi dobbiamo governare questo processo secondo obiettivi di giustizia, di pace. Oltretutto, senza giustizia non c'e' sicurezza. Allora, i nostri valori; la democrazia, la libertà individuale, l'eguaglianza delle opportunità -- non potranno sopravvivere se resteranno confinati nel mondo occidentale perché la logica della competizione globale li metterà in crisi. Noi dobbiamo fare in modo che questi valori si affermino in tutto il mondo. I diritti dei lavoratori europei possono essere difesi se diventano anche diritti dei lavoratori asiatici, dei lavoratori dell'america latina. Altrimenti, anche in Europa perderemo quei diritti. Questo è il problema. Questo richiede veramente un nuovo pensiero nella Sinistra.

Se dovesse dipingere le preoccupazioni degli elettori europei di oggi, che cosa sarebbe rappresentato in quel quadro, e quali sono le soluzioni politiche a risponderle?

Io credo che le ragioni della vittoria della destra, cioè, l'orientamento degli elettori europei in questo momento ... la mia impressione, la mia opinione, è che gli elettori siano molto condizionati da sentimento di paura di fronte alla immigrazione che in Europa è un grande problema perché le nostre società sono società piuttosto chiuse, di paura nei confronti della piccola criminalità, della criminalità diffusa che appare legata alla immigrazione, anche di paura di perdita di privilegi di sicurezze, anche di carattere sociale. E pare che in questo momento la Destra sappia raccogliere un senso di insicurezza che nasce anche dalla globalizzazione e naturalmente questo è anche, purtroppo, risultato dal fatto che la Sinistra non ha saputo dare alla globalizzazione quella carattere positivo, quel carattere di processo di crescita di possibilità che la globalizzazione deve, e può, avere. Quindi, in questo momento la destra prevale, perché prevale nell'opinione pubblica un sentimento di paura e di insicurezza.

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